Buon anno!

A chi mi ha odiato ed a chi mi odia,

a chi mi ha fatto male ed a chi si è divertito nel farmi delle cattiverie,

a chi ha cercato di ostacolare il mio cammino di vita e fatto di tutto per osteggiarmi,

a chi ha fatto di tutto per prevalere su di me,

a chi ha voluto a tutti i costi impormi il suo pensiero e le sue azioni,

a chi ha fatto finta di niente quando mi ha visto soffrire,

a chi mi ha screditato di fronte ad altre persone ed a chi lo ha fatto di nascosto tagliandomi non solo la giacca ma guardaroba interi,

a chi ha deciso di giudicare più la mia vita che la sua,

a chi fa di tutto e continua a fare di tutto per ignorarmi,

a chi ha deciso di leggermi la vita e darne una sua interpretazione,

a chi mi ha definito, dandomi appellativi di vario ordine e grado,

a chi fregandosene dei miei sentimenti mi ha abbandonato,

a chi mi ha usato finché gli son servito e poi è scomparso nel nulla,

a chi ho fatto, a cause delle mie scelte, del male,

a chi si è lavato le mani come Ponzio Pilato,

a chi ho dimenticato ed a chi mi ha dimenticato,

a chi ha deciso di andarsene e abbandonare la nave,

a chi mi ha donato il suo cuore e un po’ di amore,

a chi mi ha regalato attimi di vita indimenticabili,

a chi mi ha fatto vedere e scoprire nuove cose e nuovi mondi,

a chi mi ha consigliato nelle difficoltà della vita e nella depressione più oscura,

a chi ha messo al primo posto il mio e l’altrui bene più del suo,

a chi continua a dedicare la sua vita per quella degli altri,

a chi si ricorda del vero significato dell’Amore,

a chi è volato in cielo e ci guarda da lassù,

a chi mi ha aiutato a crescere,

a chi non ci crede più ed a chi ci crede ancora,

a chi ha bisogno di consolazione,

a chi si sente solo e non sa che nessuno è solo al mondo e che nella vita c’è sempre chi ti vuole bene,

a chi fa fatica ad accettare ed a chi prova ad accogliere i cambiamenti,

a chi soffre,

a chi si porta addosso le ferite di rifiuto, ingiustizia, abbandono, umiliazione e tradimento,

a chi è alla continua ricerca della grazia e della bellezza e la sa donare agli altri,

a chi, comunque vada, ci prova sempre,

a chi, anche se a fatica, ci mette sempre il cuore in quello che fà,

a chi riesce ad ascoltare il silenzio ed a chi riesce a vedere l’invisibile,

a chi è creativo,

a chi utilizza la sua capacità di guarire per il bene altrui,

a chi sa ascoltare la canzone che ha dentro,

a chi non si arrende,

a chi continua ad esplorare con occhi di quando era bambina e bambino il meraviglioso mondo che abbiamo, e nonostante tutto, continua a sorridere,

a chi si ricorda ancora della gratitudine e di dire grazie,

a chi mi ha voluto bene e continua, nonostante tutto, a volermene,

a chi mi ha ricordato di amarmi,

a tutti voi, nessuno escluso, Buon 2020. [cit.]

Rieccomi

Dall’ultima volta che ho scritto su questo blog sono trascorsi ben tre anni. Anni in cui sono successe molte cose che hanno completamente stravolto la mia vita di allora. Una nuova famiglia, una laurea specialistica in piú, un nuovo lavoro in sala operatoria, un nuovo ospedale, tanti dolori ma anche tante soddisfazioni e gioie.

Vi chiederete perchè allora, dopo tutti questi mesi di assenza, abbia deciso di tornare a scrivere. Beh, il motivo è abbastanza semplice e banale. Oggi ho ricevuto una mail da parte di WordPress con un link relativo ai dati statistici di accesso al sito e, preso da un misto di curiosità e noia per colpa delle condizioni climatiche pressochè da istigazione al suicidio, ho deciso di dare un’occhiata rimanendo sconvolto dai dati.

In questi 3 anni, nonostante non abbia mai scritto nessun post, le visualizzazioni sono state oltre 17.000, forse anche grazie a IlFattoQuotidiano e ad altri articoli che sono stati pubblicati a mio nome. Su Facebook le persone hanno continuato a iscriversi alla pagina raddoppiando i “mi piace”,  nonché a contattarmi privatamente per chiedere consigli su come fare per venire qui e lavorare come infermiere. Tutto questo mi ha fatto riflettere e pensare che forse alla fine, nonostante tutto, venire qua sia ancora stata la scelta migliore. Gli affetti mancano, il calore delle persone qua è pressoché inesistente, molte cose qui non vanno per niente bene (vedi la pizza con banana e curry che ti fa venire voglia di preparare le valigie in tempo zero), il clima a volte (spesso) é pessimo ma alla fine alcune cose importanti la Svezia è riuscita a trasmettermi: sicurezza, rispetto dei miei diritti, della mia libertà e della mia famiglia e semplicità nel quotidiano.

Se vi state ancora chiedendo se la Svezia è il Paradiso, la risposta è semplicemente no. Nessun posto è perfetto e l’ago della bilancia siete voi a direzionarlo in base alle vostre necessità e al vostro stile di vita, a quello che ricercate e che vi fa stare meglio. Consiglio di trasferirvi? Sì se avete una famiglia con bambini, sì se avete voglia di crescere professionalmente, sì se avete un percorso di studi universitario alle spalle. Trasferitevi se avete la forza di ricominciare da zero senza aspettarvi che tutto vi sia dovuto, se avete una forte capacità di adattamento, se amate le sfide e non crollate alla prima difficoltà. Non fatelo se amate il caldo e le giornate luminose, se siete persone che amano la compagnia e gli aperitivi con flotte di amici, se siete amanti della vita notturna oppure se avete intenzione di ricercare l’Italia in Svezia.

Ho deciso di tornare a scrivere qualcosa in merito alla mia esperienza, magari a ritmi molto blandi. A raccontare la mia storia e a tutto quello che è successo e che è in programma. Nel frattempo per chi fosse interessato a trasferirsi consiglio il gruppo Facebook “Infermieri italiani in Svezia“.

 

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Giorno della tesi di laurea a Uppsala

L’infermiere in Svezia

Visto che mi ritrovo a casa a fare il mammo, in quanto la mamma è in Italia a laurearsi, ho deciso di mettere giù due righe e rispondere a chi mi ha chiesto come sia realmente lavorare qui in Svezia come infermiere. Avevo già parlato in precedenza dell’impostazione lavorativa in questo post e quello che andrò a scrivere sarà solo un piccolo approfondimento in risposta ai tanti quesiti che mi giungono ogni giorno via mail.

Esistono molteplici aspetti che mettono in risalto una diversa considerazione della professione tra i due Stati. Già a livello universitario si può notare una differenza nel rapporto tra le materie biomediche e quelle infermieristiche, con una netta predominanza di quest’ultime in Svezia rispetto all’Italia. A livello professionale la nostra figura qui è ampiamente riconosciuta e ritenuta autonoma da tutte le altre professioni in ambito sanitario, nonché dalla popolazione stessa. Tutti qui hanno ben chiare le competenze dell’infermiere. In Svezia la figura italiana dell’infermiere tuttofare e schiavo del medico non esiste e non è nemmeno concepibile.

Dal punto di vista dell’organizzazione, oltre ad un rapporto infermieri/pazienti inferiore a quello italiano (in Italia abbiamo un rapporto di 6.4 infermieri ogni mille abitanti contro gli 11.0 della Svezia), in terra svedese il paziente è seguito da un team composto da medico, infermiere e personale di supporto, ciascuno con i suoi ambiti di competenza, reciprocamente riconosciuti e rispettati, seguendo il modello funzionale per piccola équipe.

Sempre a livello accademico, in Svezia esistono molteplici possibilità di carriera in quanto la specialistica è vista realmente come elemento utile ai fini di un avanzamento e miglioramento delle proprie competenze, oltre che di adeguamento economico. Esistono  in tutto 18 aree di specializzazione della durata di circa un anno / un anno e mezzo 60-90 CFU:

  • infermiere di area critica (Intensivvårdssjuksköterska),
  • infermiere di medicina d’urgenza (Akutsjuksköterska),
  • infermiere di distretto (Distriktssköterska),
  • infermiere  di area critica in ambulanza (Ambulanssjuksköterska),
  • infermiere di sala operatoria  (Operationssjuksköterska),
  • infermiere anestesista (Anestesisjuksköterska),
  • infermiere di medicina generale (Medicinsjuksköterska),
  • infermiere in cure psichiatriche (Psykiatrisjuksköterska),
  • infermiere oncologico (Onkologisjuksköterska),
  • infermiere pediatrico (Pediatrisjuksköterska),
  • infermiere di cure palliative (Palliativ sjuksköterska),
  • infermiere esperto in diabete (Diabetessjuksköterska),
  • infermiere competente per aziende (Företagssjuksköterska),
  • infermiere cardiologico (Hjärtsjuksköterska),
  • infermiere in cure infettive (Infektionssjuksköterska),
  • infermiere geriatrico (Geriatrisjuksköterska),
  • infermiere in ambito chirurgico (Kirurgisjuksköterska),
  • infermiere in ambito scolastico-liceale (Skolsköterska).

P.S. Esistono casi non molto isolati in cui è la stessa struttura ospedaliera a offrire la specializzazione, ovvero tu continui a percepire la tua paga base (che non è uguale ma cambia da infermiere a infermiere), ti occupi solo di studiare e, terminati gli studi, torni a lavorare con obbligo di rimanere per almeno 2 anni (pena una penale economica). Ovviamente al rientro ottieni anche un aumento dello stipendio. In Italia – fantascienza.

L’infermiere ha la completa gestione del malato, il medico ha pochissimo contatto con il paziente (forse meno che in Italia ma credo qui sia molto più professionale). Pur avendo la piena gestione, l’infermiere si concentra maggiormente sul processo diagnostico-terapeutico in collaborazione con il personale medico, con cui sceglie la terapia farmacologica e il piano assistenziale, mentre l’assistenza alberghiera di base è completamente gestita dall’OSS (che può, tra l’altro, effettuare prelievi ematici). Gli infermieri specializzati (e in alcuni casi anche non) hanno inoltre la possibilità di gestire molti farmaci prescritti dal medico come “al bisogno”, cosa che in Italia non è purtroppo prevista. Qui in base alla sintomatologia l’infermiere può prescrivere direttamente analgesici (anche oppioidi), antiemetici, liquidi di supporto ecc. tra una lista inserita a sistema.

La documentazione sanitaria è soprattutto informatizzata, esiste infatti un software nazionale che racchiude tutta la storia clinica del paziente, esami ematici, tutti gli ECG svolti, diagnostica per immagini, contatti telefonici avuti con il medico di famiglia o con l’ambulatorio di turno, tutto a portata di click.

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Niente elementi cartacei. Principalmente la diaria infermieristica racchiude una serie di eventi/bisogni registrabili dall’infermiere secondo una versione della classificazione NIC riadattata alla realtà svedese, ovvero:

  • Comunicazione (coscienza e interazione),
  • Respirazione,
  • Circolazione,
  • Nutrizione,
  • Eliminazione,
  • Ferite,
  • Mobilizzazione,
  • Riposo,
  • Psicosociale (attività giornaliere e visita dei parenti).

E ora veniamo alla domanda chiave…sì, ok, si lavora bene, molte competenze, possibilità di carriera e blablabla…ma quanto guadagna un infermiere????

Allora, tornando al discorso economico, la paga base è all’incirca 25.000 SEK lorde, che corrispondono a circa 2.100 euro nette. E per paga base intendo lo stipendio che si percepisce da appena laureato, alla prima esperienza. Più si maturano anni di esperienza e più si viene pagati, non come in Italia dove un neolaureato prende quasi la stessa paga di un collega con 20 anni di esperienza con alle spalle magari anche un master e la specialistica. Ma torniamo a noi…a questa cifra vanno aggiunte eventuali ore lavorate di straordinario (ovvero il famoso rientro che qui è contato straordinario e non finisce in una banca ore inutile. Viene pagato circa 30 euro nette l’ora, è un conto percentuale quindi più la paga base è alta più gli straordinari vengono pagati) e turni lavorati in orari “scomodi”, ovvero serali dalle 19 alle 21:30 e week-end. A ogni ora lavorata in questi momenti corrisponde una maggiorazione di circa 5 euro, più o meno. Quindi uno stipendio netto con paga base 25.000 SEK e con 2 weekend al mese più un giorno di rientro corrisponde a circa 2.500  – 2.600 euro nette.

Le notti qui le fai solo se le vuoi fare e, se scegli di farle, hai diritto a 3.500 SEK lorde in più in busta ogni mese. Ogni 6 mesi è previsto un colloquio con la caposala per ridiscutere i termini contrattuali e ottenere un aumento di stipendio, che di norma si aggira sulle 200-300 SEK, ma se sei bravo a contrattare e ovviamente bravo a fare il tuo lavoro puoi anche ottenere di più. Normalmente senza specialistica e con qualche anno di esperienza si può arrivare a guadagnare di base circa 30.000 SEK lorde al mese più gli eventuali extra, arrivando a percepire circa 3.300 euro nette. Con la specialistica si possono guadagnare anche 50.000 SEK o più in ambito ospedaliero. Il discorso cambia se si lavora nel privato, dove gli stipendi sono ancora più alti.

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Bisogna aggiungere che qui gli infermieri fanno sul serio, se devono scioperare lo fanno  e normalmente ottengono quello che vogliono. L’immagine sopra riporta una protesta che ha portato a ottenere un aumento di stipendio base a 25.000 SEK. Nel 2008 la paga base era circa 600 euro nette in meno.

Domenica ci trasferiremo nel nuovo Karolinska, ospedale super mega tecnologico e all’avanguardia…non vedo l’ora! Vi posterò alcune immagini!

Stay tuned…

Resoconto di vita…

A breve compirò i miei primi 5 mesi di vita in terra svedese e, dopo molte novità tra cui  il rinnovo del contratto a tempo indeterminato con un aumento di stipendio, direi che sia arrivato il momento di elencare quali siano gli aspetti positivi (ma anche negativi) di questo Paese visto da molti come l’Eden, ma che in realtà nasconde alcune (poche) importanti problematiche.

Aspetti positivi:

  • burocrazia – nulla da dire, l’Italia è indietro anni luce. Qui si può fare tutto da casa tramite internet. Anche spedire delle lettere volendo (tramite il sito di Postenord) caricando online i documenti che si vogliono inviare. Al resto pensa tutto l’ufficio di competenza (stampa, busta per lettere e francobolli).
  • maternità/paternità – per chi ha figli qui è realmente un Eden. Sia mamma che papà hanno diritto a 240 giorni a testa di permessi retribuiti all’80% fino al compimento degli 8 anni del figlio. Niente da aggiungere.
  • sostegno per ogni figlio – 1050 corone al mese per ogni figlio fino al compimento dei 16 anni (indipendentemente dal reddito). Questo significa che mettendoli da parte si potrebbe avere un gruzzolo di circa 22.000 euro a 16 anni (io non avevo neanche le 1.000 lire in tasca per la focaccia del doposcuola).
  • malattia dei figli – ogni anno 60 giorni a genitore (!!!!!!!!), in Italia 5.
  • malattia e p.IVA – la malattia è pagata anche a chi è possessore di partita IVA, e niente, non aggiungo altro.
  • sanità gratuita – fino al compimento dei 20 anni. A partire dai 21 anni esiste un tetto massimo di spesa annuale di cui avevo già parlato tempo fa (1.200 corone).
  • istruzione gratuita – a qualunque livello, anche universitario. Non esistono nemmeno i buoni pasto tanto odiati in Italia da ogni genitore.
  • carriera – possibilità di tornare sui banchi e poter cambiare la propria vita a qualunque età. Lo Stato garantisce una specie di reddito minimo (circa 1.200 euro netti) a chiunque svolga un corso statale e/o universitario al fine di migliorare la propria condizione lavorativa.
  • rispetto dell’ambiente – città pulita, niente cartacce, poco traffico, molta natura accessibile a tutti. In Italia se ti sdrai su un prato a fare il picnic vieni fucilato, qua è pratica comune.
  • ambiente multiculturale – in Italia si lamentano dei 35 euro che danno ai rifugiati (che poi non è manco vero). Qua invece le stesse persone riceverebbero alloggio e aiuti sociali non indifferenti tra cui un contributo economico paragonabile a uno stipendio, oltre a percorsi preferenziali di ricerca del lavoro per essere poi realmente inseriti nel mercato del lavoro. Nonostante ciò comunque il problema immigrazione esiste anche qua per via degli innumerevoli e recenti flussi immigratori a cui il governo ha risposto con un netto taglio degli accessi.
  • onestà – soprattutto politica. Scandali alla Berluconi qui sono impensabili, onestà e principi civili prima di tutto.

Aspetti negativi:

  • sistema scolastico – purtroppo è uno degli aspetti più negativi di questo Paese. La scuola svedese è divisa in 4 cicli, preceduti da un anno prescolare, di transizione fra scuola materna e scuola dell’obbligo. La scuola è obbligatoria fra i 7 e i 16 anni.

    Il passaggio da un ciclo all’altro non prevede alcun esame e non esiste la bocciatura. Tutti gli alunni passano alla classe successiva automaticamente (!!!). Non esistono neanche i voti e nemmeno i compiti. O meglio, ogni bambino si sceglie quali compiti fare e se farli. Niente libri a casa, né quaderni. Carenza di personale laureato e stipendi bassi, questo fa sì che pur di “tappare i buchi” venga assunto chiunque, anche solo persone che magari hanno avuto una minima esperienza con i bambini (anche essere magari solo genitore o avere fatto l’animatore eh). Con un minicorso comunale della durata di pochi mesi è possibile diventare barnskötare e lavorare negli asili, ma le competenze sono realmente di basso livello. Nel nostro asilo su circa 10 maestri di vero pedagogo (ovvero personale laureato) ce n’è uno, gli altri hanno fatto il corso del komvux e la qualità della didattica ne risente moltissimo. Dove va mio figlio purtroppo i bambini vengono lasciati tutti il giorno in giardino, niente attività didattiche (disegni, costruzioni ecc.) tipiche degli asili italiani. E questo un po’ ci lascia perplessi.

    A livello universitario gli esami sono solo scritti (da giugno a agosto niente università e niente esami) e non esiste andare fuori corso.

  • sanità pubblica – lo so, la parte sanitaria è inserita anche tra gli aspetti positivi ma non sono in molti a sapere che la sanità pubblica in Svezia si trascina dietro da decenni un grave problema legato ai lunghi tempi d’attesa. L’origine di questo male risiede nell’organizzazione interna al sistema sanitario pubblico, che prevede un accesso a tutte le cure non emergenziali attraverso una sorta di sportello unico, che deve gestire contemporaneamente le patologie piú lievi e quelle piú gravi. Non a caso, nelle statistiche dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) il sistema sanitario svedese si trova dietro a tutti i Paesi dell’Europa meridionale, che nell’immaginario collettivo sono invece esempi di bassa qualità dei servizi pubblici. Ma, oltre ai tempi d’attesa eccessivi, il sistema sanitario svedese presenta grandi limiti nell’apparato amministrativo. I landsting, gli enti territoriali che gestiscono l’assistenza sanitaria statale in Svezia, soffrono di problemi tutto sommato simili a quelli delle Regioni in Italia. Sono molto spesso in perdita, lamentano un’insufficienza di risorse umane e finanziarie, e sono alla costante ricerca di parametri e standard attraverso i quali organizzare la propria attività. La differenza apparente tra i landsting svedesi e le Regioni italiane, la fanno i numeri. La popolazione della Svezia — poco piú di 9 milioni d’abitanti — rende piú agevole il lavoro degli apparati pubblici svedesi rispetto alle difficoltà che possono riscontrare Paesi con una densità demografica maggiore.

3, 2, 1…asilo!!

L’asilo di Samu

In Svezia, con il termine dagis o förskola, si intende la struttura che ospita e si occupa dei bambini negli anni che precedono l’inizio della scuola elementare, e quindi comprende sia il nido che l’asilo vero e proprio. I bambini sono riuniti all’interno dello stesso stabile e suddivisi in classi in base all’età.

In Svezia il costo degli asili, sia pubblico che privato non cambia, e non può superare il 3% del reddito familiare e comunque non può costare più di 1350 corone al mese (150 euro). Da aggiungere che tale cifra è interamente coperta dallo Stato, infatti ad ogni figlio si ricevono ogni mese circa 1300 corone, indipendentemente dal proprio reddito. Qui non esistono i tanto odiati buoni pasto, è tutto compreso. L’iscrizione si fa via telematica, attraverso il sito del comune. Si ha diritto a scegliere 5 asili, e dal momento della ricezione della domanda, il comune ha l’obbligo per legge di offrire un posto entro 4 mesi. Normalmente, l’asilo dista non più di 10 minuti a piedi dell’abitazione.

Noi abbiamo avuto un pochino di problemi in quanto non sapevamo che avremmo potuto aspettare anche 3 o 4 mesi prima di trovare un posto all’asilo e tenere in casa un bambino di 4 anni non è semplicissimo, soprattutto se si tratta di un diavolo come Samuele. Così abbiamo scritto in comune e in meno di un giorno ci sono state offerte 5 alternative alle nostre scelte ma con inizio immediato e detto fatto. Samu inizierà la scuola lunedì 15 agosto!

Siamo già anche stati invitati a visitare la scuola che abbiamo scelto in base alle recensioni su internet e l’impressione è stata più che ottimo. Tipico giardino svedese con altalene e giochi vari, molto ben tenuto e pulito, struttura interna spartana ma molto ben curata. Da quel che abbiamo intuito qui viene dato molto spazio alla fantasia dei bambini e alla propria autonomia. Abbiamo parlato con il futuro maestro di Samuele, molto gentile e simpatico e ci sono state elencate le varie attività che normalmente vengono svolte in una giornata tipo:

  • ore 7:00 apertura (ma non esiste un orario da rispettare, puoi portare tuo figlio quando vuoi),
  • ore 7:30 colazione,
  • ore 7:45 gioco libero in giardino,
  • dalle ore 9:00 alle ore 11:00 attività previste interne o esterne (sono previste anche uscite durante il periodo invernale),
  • ore 11:00 pranzo,
  • ore 11:30 attività libera e riposino per chi lo fa,
  • ore 14:00 altre attività tra quelle previste dal piano di studi,
  • ore 16.15 merenda a base di frutta,
  • ore 17:30 chiusura della scuola.

Lunedì quindi inizierà l’affrancamento di Samu, il primo giorno starà all’asilo solo un’ora per poi, nei giorni successivi, allungare il periodo di permanenza. Chissà con la lingua come andrà! Incrociamo le dita 😀

Aggiornamento

Oggi è un mese esatto che sono in terra scandinava e devo dire che il tempo è volato. Al lavoro le cose procedono abbastanza bene, purtroppo ho ancora un bel po’ di problemi linguistici, legati soprattutto alla comprensione orale. Per questo motivo la caposala (molto competente) ha deciso di prolungarmi il periodo di affiancamento, credo inizialmente previsto di un mese, fino a fine estate lasciandomi il tempo di imparare la lingua. Poi se le cose dovessero migliorare ben venga, inizierei a lavorare finalmente da solo.

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La colpa di questo rallentamento dell’apprendimento dello svedese è dovuta al fatto che sono stato male quasi 3 settimane di fila e al lavoro non riuscivo a mantenere mai un livello di concentrazione adeguato. Oggi non sono ancora al 100% ma almeno quel maledetto mal di testa e febbre che mi hanno perseguitato per tutto questo tempo pare siano spariti…speriamo!

In uno dei pochi giorni di lucidità che ho avuto mi sono recato in comune per svolgere il test di lingua obbligatorio per il corso di svedese per stranieri. Il tutto è durato circa 50 minuti e consisteva in una prova di lettura con risposte multiple, una di comprensione orale di due file audio e una di scrittura (circa 200 parole su un tema proposto). Per il risultato avrei dovuto aspettare circa 3 giorni ma già l’indomani mi sono ritrovato una bella email che diceva: “Complimenti, ti consigliamo di svolgere direttamente il corso SAS”.

Il corso SAS G, ovvero Svenska som andraspråk grundläggande (svedese come seconda lingua), è il livello successivo allo SFI (Swedish for immigrant o svenska för invandrare che si voglia). Ovvero per passare al corso SAS bisogna prima terminare i 4 livelli che compongono lo SFI. Quindi partirei già da un livello abbastanza buono per essere qui da solo un mese. Il corso che andrò a fare io inoltre può essere incentrato su una determinata area (sanitaria nel mio caso), il che lo rende utilissimo ai fini lavorativi. L’accesso diretto al SAS mi ha tirato un pochino su il morale, visto che credevo di avere capacità linguistiche pari quasi a zero. Il livello promesso con il superamento dell’esame finale è un C1 e permette inoltre anche l’accesso all’università. Perfetto, vista la mia volontà di intraprendere in futuro una specializzazione in area critica!!

Fatemi un grosso in bocca la lupo!!

Sanità made in Sweden.

Primi giorni di lavoro andati insieme a qualche giorno di mutua. Eh già, prima di partire mio figlio ha pensato bene di attaccarmi una bella congiuntivite batterica che è sfociata in un’infezione da Stafilocco Aureus con febbre e tremendo mal di gola.

Così, ho avuto la possibilità di conoscere un pochino meglio il sistema sanitario svedese, osservandolo con gli occhi di chi ha bisogno e non di chi ci lavora. Bisogna premettere che qui ogni persona non ha un proprio medico di base ma è iscritta d’ufficio in un cosiddetto vårdcentralen, che altro non essere un grande ambulatorio con all’interno un infermiere specializzato che si occupa dei casi semplici e più medici specialisti (e non), per quelli più complessi. Così facendo tu non sai mai che medico/infermiere ti può capitare e questo può fare la differenza, soprattutto per la scelta della terapia e quindi sui tempi di guarigione. Nello stesso quartiere ci possono essere più vårdcentralen e tu puoi decidere in quale essere iscritto.

Per poter essere visitati bisogna dapprima prenotare (anche il giorno stesso purché la mattina prestissimo) ma alcuni ambulatori si lasciano lo spazio necessario per delle piccole “emergenze”, così da non dover rifiutare possibili “clienti”. Eventualmente, in caso di bisogno urgente, sono presenti sul territorio dei cosiddetti närakut, ovvero vie di mezzo tra il pronto soccorso e il vårdcentralen, aperti anche la sera e nei weekend.

Prima ho usato il termine “clienti” perché qui ogni visita, che sia al vårdcentralen o al pronto soccorso, si paga. Il prezzo è fisso, 200 corone per volta (più o meno 21 euro) ma raggiunta la cifra di 1100 corone (120 euro) nell’arco degli ultimi 12 mesi (ovvero non fino al 31 dicembre ma dal primo giorno in cui si è avuto bisogno del medico) non si spende più nulla, viene tutto spesato dallo Stato, esami compresi. Le visite specialistiche qui costano molto ma molto meno e vengono garantiti i 90 giorni dal momento della prenotazione. Se a mandarvi è il medico del vårdcentralen la spesa è di circa 40 euro (ma se avete raggiunto il tetto di 130 euro allora è gratis) altrimenti il costo è circa il doppio.

Questo sistema ha favorito uno svuotamento dei pronto soccorsi. Per farvi capire, mi sono recato in ospedale domenica mattina poiché la terapia antibiotica a cui ero stato sottoposto non dava gli effetti sperati dopo ben 5 giorni di febbre alta e di vista “monoculare” (il medico mi aveva prescritto una molecola antiquata fuori commercio in italia faglia anni ’70, niente cortisone ecc., nonostante le mie pressanti richieste. Probabilmente in Italia sarei guarito in 3 giorni con del semplice Augmentin ma qua purtroppo le terapie, soprattutto antibiotiche, vengono prescritte con molta calma, praticamente devi quasi essere morto). Insomma, sono entrato in pronto, rispondo alle domande del triage, pago e dopo 30 secondi vengo visitato dal medico di turno. 30 secondi di numero, nell’ospedale più grosso di una capital europea. Una nullità se penso all’Italia, agli innumerevoli codici bianchi e verdi che si presentano inutilmente in ospedale e alla tipica tempistica a cui è soggetto un paziente in attesa di essere visitato dal medico di guarda.

Tornando al discorso costi, fino ai 18 anni la sanità è completamente gratuita, dentista compreso (fino ai 19 anni). Superati i 19 anni la spesa odontoiatrica può raggiungere al massimo i 900 euro, poi diviene gratuita. Stesso discorso vale per le medicine. Fino a (mi sembra) 120 euro di spesa si paga tutto, poi la cifra scende su base percentuale fino al raggiungiment0 di circa 250 euro, da lì in poi è gratis (sempre nei 12 mesi).

Discorso mutua: la Svezia è uno dei Paesi con il più alto tasso di assenteismo per malattia annuo pro capite. Questo è anche dovuto dal semplice fatto che l’impiegato/operaio può stare a casa senza certificato medico per sette giorni con una retribuzione dell’80% (ma solo a partire dal secondo giorno di malattia, il primo non è pagato o scalato dallo stipendio, devo ancora capirlo). Dal settimo al quattordicesimo giorno il datore può richiedere un certificato medico (quasi tutti i datori oramai lo fanno) e su questo certificato è sufficiente che sia scritto che il paziente è malato, senza obbligo di specificare il tipo di problema. Dal quindicesimo giorno di malattia in poi la palla passa nelle mani della Försäkringskassan (il nostro INAIL). A questo punto è necessario presentare un certificato di malattia con diagnosi, prognosi, spiegazioni sul perché non si possa lavorare e la percentuale di malattia (ovvero la percentuale di ore di lavoro che il lavoratore può coprire, ovvero 0%, 25%, 50% o 75%). Viene inoltre valutata la malattia in base alla tipologia di lavoro; questo significa che se ad esempio un lavoratore si rompe la gamba ma svolge un lavoro sedentario davanti a un computer, questo non avrà diritto a nessun indennizzo o malattia.
Trascorsi i 90 giorni la spendibilità lavorativa del malato viene rivista e il datore di lavoro è obbligato a offrire al dipendente in mutua un mansione alternativa che possa permettergli di lavorare (ove possibile ovviamente). Se il periodo di malattia invece dovesse venire prolungato fino e oltre i 180 giorni, allora lo Stato svedese si attiva alla ricerca di un impiego possibile tra tutti i lavori disponibili all’interno del mercato lavorativo svedese. Oltre i 180 e in caso di patologia cronica si ha diritto all’invalidità.